
The Eyes of My Mother – Io e i pregiudizi verso i film in bianco e nero
Sebbene di natura non sia particolarmente attratta dai film in bianco e nero, mi ritrovo sempre più spesso a vederne e…guarda caso, son sempre quelli che spiccano un po’ di più rispetto agli altri.
In breve, la trama di “The Eyes of my mother” è abbastanza lineare (a suo modo): siamo catapultati nell’infanzia della nostra protagonista: Francisca, che vive con la madre (una chirurga) ed il padre.
La madre (che copre il primo arco narrativo del film) è un personaggio abbastanza particolare: fin da quando Francisca è bambina, la introduce al suo mestiere: tagliuzza, apre e ricuce teste di mucca in sua presenza. Francisca a sua volta, si lascia facilmente affascinare dalla sua macabra arte. Il padre, che invece copre il secondo arco narrativo del film, è una figura abbastanza combattuta e distante. Il terzo arco narrativo lo lascio scoprire a voi… :^)

L’horror subdolo di The Eyes of my Mother
“The Eyes of my Mother” è il genere di film inquietante che vado cercando: l’orrore non è fuori, non è nel sangue, non è negli sgozzamenti, nello sbudellamento, l’orrore è altrove e qui, davanti ai nostri occhi. L’orrore della mente, della realtà distorta, della pazzia e della solitudine.
In The Eyes of My Mother non c’è tanto da ascoltare, i dialoghi sono pochi, pochissimi. Un silenzio assordante che sta a rappresentare lo stesso silenzio che Francisca ha nella propria vita: un silenzio scaturito da un senso di isolamento, desolazione e solitudine.
Poche parole, molte immagini
A far da padrone in “The Eyes of My Mother” sono sicuramente le immagini, le inquadrature, i rumori, i suoni. Vorrei soffermarmi su alcune inquadratura che risultano essere quasi esterne, a volte sono il nostro punto di vista: siamo noi che guardiamo Francisca, noi che guardiamo Antonio correre durante la notte. Siamo noi gli intrusi in questa realtà malata. Ancora, vorrei parlare dei suoni: grotteschi, gutturali, disturbanti (come quello dei maiali che sbranano la carne), a volte solo mimati (come l’urlo sordo che riconoscerete dopo aver visto il film), che non fanno altro che far risuonare l’assoluta mancanza di voci: Francisca non parla con anima viva, è sola.

Francisca e il vero orrore di The Eyes of My Mother: la solitudine
Per quanto ci siano diversi personaggi nel film, è inevitabile non riuscire a non parlare principalmente di Francisca. Parlare di Francisca e di come gli effetti devastanti della solitudine possano distruggere quel sottile equilibrio mentale di cui tutti siamo dotati.
Trovo che il personaggio di Francisca da un certo momento in poi (anzi, forse fin da subito) risulti quasi desensibilizzato all’orrore, al sangue, alla morte. Un orrore che anche noi, alla fine, non vediamo realmente. Arriviamo sul fatto sempre quando tutto è compiuto: quando Francisca lava via il sangue, sminuzza i pezzi, si sbarazza dei cadaveri. Non assistiamo mai all’atto realmente. Eppure è inevitabile non riuscire a rimanere turbati sapendo quel che si è appena consumato sullo schermo.
La stessa mancanza di orrore (ma allo stesso tempo la sua presenza in background) trovo si rifletta totalmente sul personaggio di Francisca, che ci appare quasi insensibile alla morte, al sangue, all’orrido. E’ leggiadra quando si muove, quando taglia, quando cuce, quando accoltella. Ho osservato il modo in cui spesso l’attrice si muoveva: sembrava una bambola, mossa da fili invisibili, assente in quello che realmente stava facendo.
Credo che la sua crescita sia lentissima, durante tutta la durata del film. Una crescita in negativo: Francisca cresce ma seguendo la strada sbagliata. La vediamo scoprire man mano varie parti del suo carattere: la rabbia, la sessualità, l’amore materno, ma sono tutte cose che vengono esasperate all’inverosimile. Tutto diventa malato.
Ho visto l’ossessività di Francisca che cerca a tutti i costi il contatto: non importa se con un corpo freddo e gelido, Francisca ha bisogno di qualcuno al suo fianco.
E qui, attenzione, perché sto per fare spoiler: trovo proprio che Antonio, un bambino, sia stato realmente “il regalo migliore che la madre potesse farle”. Un bambino richiede TUTTE le tue attenzioni, ti tiene impegnata a 360° gradi, ma soprattutto vede in te il suo punto di riferimento, ha bisogno di te e si sente guidato da te, sei importante, sei utile. Un bambino era il modo migliore con cui Francisca potesse riuscire a placare parte della sua alienazione. (fine spoiler)
Buona parte del film viene ambientato nella fattoria della famiglia di Francisca, che da un certo momento in poi si percepisce quasi come una realtà a parte: ho quasi iniziato a dubitare del periodo storico in cui ci trovassimo quando le ho visto lasciare la fattoria. E altrettanto irreale è la realtà vissuta da Francisca, filtrata attraverso la sua anima spezzata, perseguitata da demoni nati nell’infanzia.
Un ultimo spoiler prima di chiudere: Il rapporto macabro che si viene a creare tra Francisca e l’aguzzino di sua madre è assurdo. E’ incredibile come un pazzo furioso, schizzato, finisca così. Voglio dire, era davvero inaspettata come cosa. Inaspettato il modo in cui Francisca si relazionerà a lui, inaspettato il provare compassione vedendolo fuggire, pur sapendo quello che è. Insomma, risulta difficile schierarsi da qualsiasi parte.
Non faccio commenti sul finale: questi li lascio a voi :^)

The Eyes of my Mother ha l’approvazione di Horrornauta
Horror da amici? Sicuramente no. Horror da guardare distratti, senza volersi applicare troppo? Nemmeno. The Eyes of My Mother funziona se ve ne state lì e date attenzioni al film. Se cercate di coglierne le varie sfumature, se cercare di entrare nella mente della protagonista. Punterà più sul disturbarvi, che sul terrorizzarvi. Trovo che sia un film veramente bello e valido da vedere. Enjoy!

1 commento su “THE EYES OF MY MOTHER (2016) – Questo silenzio fa malissimo”